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Emergenza Coronavirus: indicazioni ISS per sanificazione tessuti e superfici

19 maggio 2020
Molte richieste ci vengono fatte circa le possibili modalità di sanificazione dei capi di abbigliamento provati dai clienti dei negozi ai quali stanno proponendo macchine per ozonizzazione, per ultravioletti ecc.

Per quanto riguarda l’ozonizzazione occorre rilevare che la sua efficacia contro il covid-19 è ancora in valutazione e parrebbe presentare alcune criticità legate alla necessità di tempo (circa 2 ore) prima di rientrare nell’ambiente trattato, ed anche gli ultravioletti uv-c hanno criticità legate alla loro cancerogenicità e possibilità di provocare ustioni (in caso di inavvertito irraggiamento delle persone).

Il rapporto dell’istituto superiore di sanità n.25/2020 che allego riporta molte di queste soluzioni con pro e contro ma in conclusione indica:


Conclusioni sui materiali tessili

II rispetto di alcune buone prassi previste per il comportamento delle persone e la sanificazione periodica dei locali limiterebbero la diffusione del virus anche nel caso in cui nei negozi di abbigliamento fosse offerta la possibilità di indossare il capo per prova. Per i clienti, l’utilizzo dei guanti o la disinfezione delle mani in entrata e in uscita, l’utilizzo della mascherina e il divieto di provare gli abiti che possano entrare in contatto con il viso (ad esempio i maglioni o altri capi che vengono infilati dalla testa) limiterebbero la probabilità di contaminazione degli indumenti. Per il commerciante, non mettere a disposizione i capi provati per almeno 12 ore, mantenendoli in un ambiente con umidità inferiore a 65% e a una temperatura inferiore a 22°C, potrebbe rappresentare una ulteriore precauzione. Qualora fosse comunque necessario un trattamento sanificante, il vapore secco sembra essere quello consigliabile. L’utilizzo di prodotti chimici è scoraggiato per motivi legati alla stabilità dei colori, alle caratteristiche delle fibre ed al potenziale impatto eco tossicologico. Le radiazioni ionizzanti sono difficilmente esportabili a livello di attività commerciale mentre le lampade UV potrebbero essere un buon compromesso per costo-efficacia e rapidità d’uso, ma non per tutti i capi d’abbigliamento (es. è sconsigliato per biancheria trattata con sbiancanti ottici e per abiti in fibre naturali dai colori accesi o intensi). Il lavaggio dei capi, sia in acqua con normali detergenti oppure a secco presso le lavanderie professionali, è certamente una buona prassi in grado di rispondere alle esigenze di sanificazione, anche se rappresenta un processo di manutenzione straordinario.

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