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CNA Osservatorio nazionale “Comune che vai, burocrazia che trovi”

Ben 65 passaggi in 26 sportelli per l’avvio d’impresa: è la questa la “burofollia” in Italia.

7 novembre 2018
La burocrazia rimane un elemento che frena le potenzialità di sviluppo e di crescita dell’Italia. E presta il fianco a comportamenti opachi che non di rado alimentano la corruzione. Questo nonostante i numerosi tentativi di riforma, i proclami di ogni governo e di ogni forza politica, l’avanzare dei processi di innovazione e digitalizzazione. A pesarne l’impatto sull’avvio di attività imprenditoriali, e quindi sulla propensione all’imprenditorialità del nostro Paese, è la CNA con l’Osservatorio “Comune che vai, burocrazia che trovi”, alla prima edizione. Una indagine condotta sul campo, in collaborazione con 52 CNA territoriali, in rappresentanza di altrettanti comuni, di cui 50 capoluoghi di provincia.

Lo studio prende a esempio cinque tipologie d’impresa: acconciatura, bar, autoriparazione, gelateria, falegnameria. Di ognuna è calcolato in dettaglio il numero di adempimenti, degli enti coinvolti e delle operazioni necessarie all’apertura, oltre al costo totale dell’autorizzazione. Lo studio analizza anche alcune aspetti dell’apertura d’impresa comuni a tutti gli aspiranti imprenditori: gli adempimenti relativi a salute e sicurezza, la pratica per esporre un’insegna, la ristrutturazione dei locali, l’assunzione di un apprendista.

Tutte le attività scontano profonde differenze tra un comune e l’altro, che incidono in termini di tempi ma anche di denaro. Il risultato di questa pressione è il numero di adempimenti chiesti dalla Pubblica amministrazione: per chi voglia aprire un’attività di autoriparazione sono 86. E’ il picco. Ma anche chi ha di fronte la strada relativamente più agevole, l’aspirante acconciatore, se ne ritrova di fronte 65. E in questo arco poco invidiabile si posizionano gli altri. Così come si può arrivare a dover spendere quasi 20mila euro: una ingente somma che, invece, potrebbe essere adoperata più proficuamente per acquistare macchinari e attrezzature necessari all’attività.

“La Burocrazia continua ad essere un elemento frenante per lo sviluppo del nostro paese e noi imprenditrici ed imprenditori ne siamo una testimonianza diretta, - commenta Federica Maggiani Presidente CNA La Spezia -, tutti i Governi che fin qui si son succeduti hanno promesso cambiamenti epocali ma ad oggi nulla è cambiato. Questo nonostante i processi di innovazione e la digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni. Il Tax Free Day, il nostro rapporto sugli adempimenti e costi fiscali, è ormai al suo quinto anno ed è diventato un punto di riferimento e il nuovo prodotto dell’osservatorio nazionale CNA “Comune che vai burocrazia che trovi” si accinge a diventare un altro strumento utilissimo che ci permetterà di essere precisi e pungenti nelle nostre istanze e suggerimenti verso le P.A. siano esse nazionali, regionali o comunali. Nel rapporto emerge in maniera eclatante come ci siano differenze, anche macroscopiche, tra una parte e l’altra del Paese, nelle procedure e nei costi spesso anche tra comuni all’interno della stessa regione. Altro dato da rilevare è che si utilizza spessissimo negli acronimi l’aggettivo UNICO, vedi il SUAP, Sportello Unico Attività Produttive, e lo si fa a sproposito poiché di UNICO non c’è proprio nulla visto che si rimanda ad altri Enti o ad altri Livelli (SUE: Sportello Unico Edilizia) o ad altre modulistiche. Evidentemente e chiaramente c’è un problema. Le regole generano degli adempimenti che vengono scaricati sui privati anche se quanto richiesto è già talvolta in possesso delle P.A. Vengono richieste copie cartacee di atti che non avrebbero ragione di essere richiesti, lo si fa solo per “deresponsabilizzarsi”. Le norme che si sono succedute hanno spesso generato interconnessioni errate perché nell’ansia di semplificare il legislatore ha cambiato strada più volte, complicando anziché semplificando. La Burocrazia difende se stessa, è spaventata ed invecchiata e tende quindi a chiudersi in fortini tesi a giustificare la propria esistenza. Siamo contenti, come CNA La Spezia, di aver dato il nostro contributo fattivo al rapporto rispondendo punto per punto alle domande dei questionari, contenti per il contributo dato e perché abbiamo meglio compreso come sia importante monitorare costantemente ogni atto, ogni procedura amministrativa per poter essere maggiormente e sempre più vicini alle nostre imprese. – Conclude la Presidente Maggiani -. Così abbiamo pensato fosse utile arrivare in questa sede, oltre che con i dati nazionali, anche con alcuni rilievi locali che offrono uno spaccato di quante differenze ci siano anche solo limitandoci alla nostra provincia”.





SUAP nella provincia spezzina

Un plauso va al Comune della Spezia che peraltro conferma la buona prassi, ormai consolidata, di avere le maggiori informazioni possibili sul sito e tutte le procedure. Basta aprire la pagina SUAP per trovare non solo tutti riferimenti fisici dell’ufficio e dei vari responsabili ma anche tutte le normative, delibere, modulistica attività per attività e per ognuna di esse l’elenco di tutti gli atti necessari correlati con, dove necessario, costi e modelli (AUA e notifica sanitaria per esempio).

Dobbiamo dire che quasi tutti i Comuni più piccoli hanno poi scelto, secondo noi molto ragionevolmente e giustamente, di rimandare, tramite il loro sito allo Sportello “Impresa in un giorno”, dove le imprese possono trovare la modulistica unificata e i referenti delle singole amministrazioni con cui dovranno rapportarsi.
E’ così per Bolano, Ortonovo, Brugnato, Levanto, Arcola, Castelnuovo, Riomaggiore, Vernazza, Portovenere,
Sarzana per esempio, Santo Stefano e Vezzano ed in ogni caso, ci sono Comuni che pur aderendo allo sportello impresa in un giorno, non lo hanno reso evidente sul loro sito.

Ora già non avere la modulistica uniformata come prevede invece la norma nazionale, ripresa poi dalla Legge regionale nel maggio 2018, è già un problema ma ancor peggio è poi l’applicazione quotidiana.
Per due pratiche di variazione attività, una a Lerici l’altra ad Ameglia, stiamo ancora facendo la spola tra CCIAA che, giustamente, ci rigetta i modelli che dice non conformi, e il Comune. Servono modelli unificati e soprattutto tempi rapidi o almeno congrui. Per i piccoli comuni temiamo non ci sia solo il gioco della “deresponsabilizzazione” ma davvero un’impossibilità di dare risposte o adeguati organici. Questo aspetto suggerirebbe di accelerare le procedure on line, invece è proprio qui che si inceppano maggiormente.

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